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Cosa pensa Benedetto di Francesco? La parola a mons. Georg, il fedele segretario

Mons Georg Gänswein fedele segretario di Ratzinger, SVELA IL PENSIERO DI BENEDETTO SU FRANCESCO

Non poteva mancare anche mons. Georg tra le tante prese di distanza dal fenomeno antipapista e antibergoglio generato in una parte del tradizionalismo (-ismo, è sempre un’ideologia, come progress-ismo) cattolico in nome di una sentimentale nostalgia del pontificato ratzingeriano.

Addirittura dubitano della rinuncia di Benedetto XVI e della validità dell’elezione di Papa Francesco. Ma perché accade questo? E’ forse mancanza di senso della Chiesa?, ha chiesto recentemente l’intervistatore Gian Guido Vecchi a mons. Georg Gänswein, segretario personale di Ratzinger, che condivide ogni pomeriggio con lui da quando è avvenuta l’abdicazione nel febbraio 2013. «Sì, i dubbi sulla rinuncia e l’elezione nascono da questo», la risposta. E’ chiaro che si riferisca anche al giornalista Antonio Socci, autore di un intero libro su questo, e a diversi altri intellettuali. Loro si dicono “cristiani amanti della verità” ma oggi vengono definiti dal segretario personale di Benedetto XVI persone con «poco senso della Chiesa».

Rispetto alla rinuncia del Papa emerito, ad esempio, il giornalista Socci teorizza un «attacco occulto» contro Benedetto XVI nei suoi articoli su “Libero”, ma mons. Georg risponde: «Benedetto stesso ha detto di aver preso la sua decisione in modo libero, senza alcuna pressione. E ha assicurato “reverenza e obbedienza” al nuovo Papa. Benedetto XVI è convinto che la decisione presa e comunicata sia quella giusta. Non ne dubita», ha proseguito il segretario personale di Ratzinger. «È serenissimo e certo di questo: la sua decisione era necessaria, presa “dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio”. La consapevolezza che le forze del corpo e dell’animo venivano meno, di dover guardare non alla propria persona ma al bene della Chiesa. Le ragioni sono nella sua declaratio. La Chiesa ha bisogno di un timoniere forte. Tutte le altre considerazioni e ipotesi sono sbagliate». E’ stato «un grandissimo atto di governo della Chiesa».

Invece Antonio Socci scrive l’opposto, ovvero che quella di Benedetto XVI «non sarebbe una vera rinuncia al papato, ma al solo esercizio attivo. Tesi che trova conferma nella decisione di Ratzinger di restare “papa emerito”». Mons. George a questa obiezione aveva già risposto in passato: «Ritengo che sia una sciocchezza teologica e anche logica. Il testo della rinuncia di Benedetto XVI, pronunciato l’11 febbraio 2013 nella Sala del Concistoro, è inequivocabilmente chiaro. Non c’è niente da “interpretare”. Alla rinuncia seguiva la Sede vacante, poi il Conclave e alla fine l’elezione del nuovo Papa. Il Papa legittimo si chiama Francesco». E oggi lo conferma anche Geraldina Boni, ordinario di Diritto Canonico dell’Università di Bologna, che sta per pubblicare un volume in merito: «Tale tesi è, secondo me, assolutamente non condivisibile: le distinzioni avanzate sono del tutto prive di fondamento. Benedetto XVI ha agito validamente e lecitamente rinunciando al munus-officium di papa. Quello che non ha deposto – né era nelle sue facoltà: il potere pontificio non è illimitato ma fluisce entro gli argini segnati dallo ius divinum – è, semmai, il munus ricevuto sacramentalmente con la consacrazione episcopale, come qualunque altro vescovo. Non ci sono due titolari del munus petrinum, tesi insostenibile, oltre che francamente aberrante e pericolosa».

Tornando alla recente intervista a mons. Georg, il segretario di Ratzinger ha criticato anche chi dubita della validità dell’elezione di Francesco: «Non si possono fondare ipotesi su cose che non sono vere, totalmente assurde». C’è chi afferma che Francesco stia contraddicendo il suo predecessore, accusandolo da alcuni addirittura di eresia e di contrapposizione volontaria alla dottrina cattolica, una visione lontanissima da quanto si pensa in casa Ratzinger: «Benedetto e Francesco sono diversi, talvolta molto diversi, i modi di espressione. Ma li accomuna la sostanza, il contenuto, il depositum fidei da annunciare, da promuovere e da difendere».Mons. Georg interviene delegittimato i giornalisti anti-Bergoglio, che tentano di usare Benedetto XVI per criticare il pontificato di Francesco: «Come contrasto si costruisce una opposizione che non esiste», ha detto un mese fa. «Non conosco dichiarazioni dottrinali di Francesco che siano contrarie a quelle del suo predecessore. Questo sarebbe assurdo […]. Non ci stati circoli tradizionalisti che hanno fatto questo tentativo, eccetto i rappresentanti dell’Alleanza teologica e alcuni giornalisti. Parlare di un antipapa è semplicemente sciocco, e allo stesso tempo irresponsabile. Va nella direzione di provocare un incendio nel dibattito teologico». C’è infatti un ottimo rapporto tra Benedetto XVI e Francesco, «si parlano, si scrivono, si telefonano» ha rivelato ancora mons. Georg. Proprio in questi giorni Francesco ha invitato Benedetto a partecipare al Concistoro ordinario per la creazione di 20 nuovi cardinali. Lo stesso Papa emerito ha scritto: «Io sono grato di poter essere legato da una grande identità di vedute e da un’amicizia di cuore a Papa Francesco. Io oggi vedo come mio unico e ultimo compito sostenere il suo Pontificato nella preghiera» (lettera confermata da lui stesso). Evidentemente, dunque, chi critica il pontificato di Francesco sta facendo un torto anche a Benedetto XVI.


Ma, recentemente, anche un altro idolo del tradizionalismo -suo malgrado- ha preso le distanze dai tradizionalisti, si tratta del ratzingeriano card. Gerhard Müller, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, che Antonio Socci definisce «difensore della retta dottrina cattolica e del popolo di Dio».

Bene, in un articolo sull’Osservatore Romano del 7 febbraio, Müller ha anch’egli sottolineato la continuità tra i due Papi: «Benedetto XVI ha parlato della necessità di una Ent-Weltlichung della Chiesa, cioè di una sua liberazione da forme di mondanità. Papa Francesco ha decisamente continuato questo pensiero parlando della Chiesa povera e per i poveri», ricordando che «solo nella fede riusciamo a capire che il Papa e i vescovi godono di una potestà sacramentale e mediatrice della salvezza che ci collega con Dio». E ancora: «La Chiesa è il corpo di Cristo, è guidata e rappresentata dal collegio dei vescovi cum et sub Petro. Il Papa, rendendo visibile l’unità e l’indivisibilità dell’episcopato e della Chiesa intera, presiede nel contempo alla Chiesa locale di Roma».

Ha quindi concluso il “difensore della retta dottrina cattolica”, secondo la definizione di Socci: «Papa Francesco sta perseguendo una spirituale purificazione del tempio, nello stesso tempo dolorosa e liberatrice, allo scopo di far risplendere nella Chiesa la gloria di Dio, luce di tutti gli uomini. Ricordando allora, come i discepoli del Signore, la parola della Scrittura “lo zelo per la tua casa mi divora” (Giovanni, 2, 17), comprenderemo l’obiettivo della riforma della Curia e della Chiesa».

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