Tanti improvvisati
teologi (spesso i soliti giornalisti neo-lefebvriani) accusano Francesco che
paragona la famiglia di Nazareth ai migranti! L'ormai ben noto Socci nel suo Blog
lascia intendere che sia un’invenzione dell’attuale Santo Padre e si avventura
sciaguratamente (come al solito) nel campo della teologia per sostenere il
contrario Vangelo (da lui maldestramente riletto) alla mano. Ma al di dà delle
chiacchiere degli incompetenti in materia: i vari papi nella storia della
Chiesa cosa hanno detto a riguardo? Partiamo da Benedetto XVI, cosa diceva a
riguardo? Le sue parole non lasciano dubbi (sono le stesse di Francesco!):
"Nel dramma della Famiglia di Nazaret, obbligata a rifugiarsi in Egitto,
intravediamo la dolorosa condizione di tutti i migranti, specialmente dei
rifugiati, degli esuli, degli sfollati, dei profughi, dei perseguitati.
Intravediamo le difficoltà di ogni famiglia migrante, i disagi, le umiliazioni,
le strettezze e la fragilità di milioni e milioni di migranti, profughi e rifugiati.
La Famiglia di Nazaret riflette l'immagine di Dio custodita nel cuore di ogni
umana famiglia, anche se sfigurata e debilitata dall'emigrazione".
(BENEDETTO XVI, Messaggio per la 93° Giornata del Migrante). Nello stesso
messaggio è citato il Servo di Dio
Papa Pio XII che scrisse nel 1952: "La famiglia di Nazaret in esilio,
Gesù, Maria e Giuseppe emigranti in Egitto e ivi rifugiati per sottrarsi alle
ire di un empio re, sono il modello, l'esempio e il sostegno di tutti gli
emigranti e pellegrini di ogni età e di ogni Paese, di tutti i profughi di
qualsiasi condizione che, incalzati dalla persecuzione o dal bisogno, si vedono
costretti ad abbandonare la patria, i cari parenti, i vicini, i dolci amici, e
a recarsi in terra straniera" (Exsul familia, AAS 44, 1952, 649).
Giovanni Paolo II ha dichiarato più volte che "lo stesso Figlio di Dio, venendo ad abitare in mezzo a
noi (cfr Gv 1, 14) si è fatto migrante" (Giubileo dei
Migranti), aggiungendo "Il vostro Giubileo, carissimi migranti e
itineranti, esprime con singolare eloquenza il posto centrale che nella Chiesa
deve occupare la carità dell'accoglienza. Assumendo la condizione umana e
storica, Cristo si è unito in qualche modo ad ogni uomo. Ha accolto ciascuno di
noi e nel comandamento dell'amore ci ha chiesto di imitare il suo esempio, di accoglierci
cioè gli uni gli altri come Lui ha accolto noi (cfr Rm 15,7)". Sempre
Giovanni Paolo II arriva a dire (messaggio
per la GMM 1995): "L'uomo,
specie se debole, indifeso, respinto ai margini della società, è sacramento
della presenza di Cristo (cfr Mt 25, 40.45). «Questa gente che
non conosce la legge è maledetta» (Gv 7, 49), avevano sentenziato i
farisei riferendosi a coloro che Gesù soccorreva anche oltre i limiti stabiliti
dalle loro prescrizioni. Egli, infatti, è venuto a cercare e a salvare chi era
perduto (cfr Lc 19, 10), a recuperare l'escluso, l'abbandonato, il
rifiutato dalla società. Non dimentichiamoci che fu Bendetto XV nel
lontano 1914 (molto prima del Concilio Vaticano II) a dare l'avvio alle
Giornate mondiali del migranti, lo stesso che riguardo alla missione della
Chiesa ricordava di mettere da parte il concetto di nazione e di patria perchè:
"il Missionario cattolico, degno di questo nome. Non dimenticando mai che
non è un inviato della sua patria, ma di Cristo, egli si comporta in modo che
ognuno può indubbiamente riconoscere in lui un ministro di quella religione
che, abbracciando tutti gli uomini che adorano Dio in spirito e verità, non è
straniera a nessuna nazione, e « dove non c’è più Greco o Giudeo,
circoncisione o incirconcisione, Barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo
in tutti ». Questa è la tradizione cattolica, prima e dopo il Concilio
Vaticano II, ben espressa da Francesco.

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